sabato 29 ottobre 2011

Paris-Byzance

…Ed è così che mi ritrovo all’Aeroporto Charles de Gaulle di Parigi: destinazione Istanbul.
Il volo è previsto per le 12.35 ma un po’ di ritardo si sente già nell’aria, e, infatti, mi giro verso lo schermo delle partenze e leggo i trenta minuti di ritardo.
Ancora non posso credere a quello che sta succedendo, un viaggio di tre giorni per un evento organizzato da una famosa casa di moda francese nel cuore culturale della Turchia. Ed è proprio da qui che comincia l’avventura…
Partiamo con volo Air France classe ‘Premium’ (sembra importante), è la mia prima volta in una classe diversa da quella ‘economy’. Il mio posto è centrale, alla mia destra un ragazzo, a dire il vero non molto interessante, e alla mia sinistra un signore, ancora meno interessante, impegnato per tutta la durata del viaggio a dormire.
Un sorriso spunta sul mio viso quando leggo sul menù:’Confit de Canard’ e penso che l’anatra non la mangerò mai!...Ma…Mai dire Mai, la curiosità mi assale e basta un piccolissimo assaggio per innamorarmene e finirla tutta.
Mi lascio travolgere completamente da quest’atmosfera e alla domanda dell’hostess:’cosa desidera da bere?’, rispondo senza pensarci troppo:’Champagne, merci’…hahaha, questo dimostra come riesco ad adattarmi facilmente a ogni tipo di situazione.
Arriviamo all’Aeroporto Ataturk di Istanbul alle 16.00 ora locale (c’è un’ora in più rispetto a Parigi). L’accoglienza nella zona arrivi mi lascia letteralmente senza parole: decine e decine di persone accalcate tutte insieme ognuna delle quali ha ben esposto il suo foglio con il nome della persona da accompagnare in città. Questa scena suscita in me un po’ di ansia e, vedendo la mole di persone lì ad aspettare, mi domando se fosse stato difficile o pericoloso arrivare in città se nessuno fosse venuto a prendermi.
Non ho tempo di trovare una risposta perché subito intravedo il mio nome su uno dei tanti fogli A4 in bella vista. Mi avvicino insieme a Delphine, l’unica che ha voluto fortemente la mia partecipazione all’evento, e domandiamo chiarimenti.
In pochi minuti siamo fuori dal ’branco’ in una Mercedes che ci accompagna direttamente al Luxury 5 stelle Hotel’Ciragan Palace Kempinski’.
Il tragitto dall’Aeroporto all’Hotel non offre un panorama mozzafiato; case molto vecchie, altre cominciate e mai finite, vestiti messi al sole ad asciugare, tanto traffico disordinato e conducenti impazienti a strimpellare.
Tutto comincia a farsi un po’ più ‘normale’ con il nostro avvicinarsi all’Hotel, anche se il traffico purtroppo non ci abbandona fino alla fine.
L’Hotel in cui mi ritrovo è qualcosa di assolutamente meraviglioso. Entro nella mia stanza, la numero 518 e penso: ’Ecco, una stanza del genere a Parigi mi farebbe proprio comodo, potrebbe risolvere tutti i mie problemi. Questo è chiedere troppo?’ hahaha…
Dopo aver letto i vari biglietti di benvenuto e scoperto i diversi confort della stanza, mi rimangono solo pochi minuti di riposo prima di incontrare gli altri dello staff sulla terrazza. Ed è quando metto piede proprio su quest’ultima che mi accorgo di avere davanti a me uno degli spettacoli più belli della natura.
Siamo, infatti, sul Bosforo, lo stretto che divide l’Europa dall’Asia unendo il Mar Nero al Mar di Marmara. Questo stretto, data la sua posizione, ha una notevole importanza strategica per il traffico commerciale delle petroliere.
Dalla stessa terrazza posso guardare il Ponte sul Bosforo, una struttura moderna sullo stile del ponte di Brooklyn, che collega la parte Europea a quella Asiatica. Uno spettacolo di piccole luci creato in parte dalle auto che transitano sul ponte e in parte dalle luci che definiscono i bordi del ponte stesso.
All’improvviso il silenzio di questo paradiso viene interrotto, impiego pochi minuti a capire di cosa si tratta. E’ l’ADHAN’, la chiamata alla preghiera. E’ molto difficile spiegare quel suono e quelle emozioni che trasmette, è una litania pronunciata dal ‘MU’ADHDHIN’, cioè la persona che viene scelta per richiamare i fedeli a pregare.
E’ la mia prima volta in un Paese musulmano e sono affascinata da ogni cosa, è la scoperta di una nuova cultura. È guardare ed ascoltare tutto quello che fino a questo momento faceva solo parte di me attraverso i libri, le esperienze vissute da altri, e per un momento mi sento veramente felice della mia vita e di tutto quello che mi sta capitando.
Scoprire nuove culture, nuovi modi di vivere, nuove lingue, nuovi popoli non fa altro che contribuire alla nostra crescita intellettuale, culturale ma soprattutto ‘umana’. Ti apre la mente e ti fa scoprire il ‘diverso da te’, aiuta, secondo il mio personale punto di vista, ad ‘accettare’ e vivere in armonia proprio con chi è diverso dalla nostra cultura, lingua, religione, colore della pelle, possiamo imparare dall’altro e dare qualcosa di noi allo stesso tempo. In questo modo riusciamo a vivere in maniera più completa perché cominciamo a guardare le cose da diverse prospettive, cominciamo a rispettare l’altro in quanto essere umano, malgrado la condivisione o meno degli stessi punti di vista.
E’ chiaro che, perché questo possa succedere, serve una predisposizione mentale e spirituale verso l’altro, aprire il cuore e la mente all’accettazione dell’altro. Il risultato sarà inevitabilmente la Libertà. Si è liberi di pensare, si è liberi di condividere i propri pensieri, non rimanendo schiavi di convenzioni sociali, culturali e religiose che possono contribuire solo alla chiusura e alla ‘bigottagine’ di tanti.
Ritornando al mio racconto, che strana sensazione ascoltare l’Adhan, ho pensato subito: ‘chi lo sa se un musulmano che per la prima volta ascolta le campane di una chiesa può essere affascinato allo stesso modo’…
Le moschee hanno delle alte torri che si innalzano verso il cielo, i ‘Minareti’ (in Arabo Manar che significa faro), è da lì che il mu’adhdhin recita l’Adhan. Oggi, però, in molte moschee gli Adhan sono registrati e diffusi con megafoni. La preghiera rituale si esercita cinque volte al giorno ad orari prestabiliti: alba, mezzogiorno, pomeriggio, tramonto, notte.
Prima dell’evento e la mattina dopo ho modo di visitare un po’ la città. Ci consigliano il centro storico con Santa Sofia e la Moschea Blu.
I quartieri storici di Istanbul sono stati dichiarati dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità e adesso so il perché…
Passeggiare per quelle strade è stato interessante, divertente e avventuroso allo stesso tempo. La prima tappa e Santa Sofia, il simbolo della potenza bizantina, prima basilica, poi moschea, ora è uno splendido museo. Mi trovo di fronte ad una struttura maestosa con mosaici bizantini, colonne con capitelli decorati e marmi di colore verde, rosa e bianco.
Da lì ci incamminiamo verso la Moschea Blu. Cerchiamo di entrare dal primo ingresso che troviamo davanti a noi ma non ci è consentito l’accesso da lì e ci viene indicata l’entrata riservata ai turisti.
All’ingresso ci viene consegnato un sacchetto, dove mettere le scarpe, e una stola azzurra da poggiare sulle spalle o sul capo.
La luce che trovo di fronte a me appena entro è meravigliosa, tutto il decoro è blu, quindi, la luce che filtra, riflette questo splendido colore. Non ci sono sedie né panche in modo da facilitare la preghiera che per i musulmani avviene in ginocchio; a terra c’è la moquette, le luci sono semplici, sembrano tanti candelabri appesi al soffitto.
L’area riservata alla preghiera è definita da un limite oltre il quale i turisti curiosi non possono andare per rispetto delle poche persone che sono rivolte verso la di Mecca a pregare. La moschea ha una sorta di nicchia chiamata ‘miḥrab (che nelle moschee più umili, può essere semplicemente disegnata su una parete o indicata da qualche oggetto nella preghiera all'aperto) che indica la direzione della Mecca e della Kaʿba, considerata il primo santuario musulmano dedicato al culto di Allah.
Ci sono anche alcune donna a pregare e loro sono raccolte in fondo, dietro di noi, i loro visi si intravedono appena perché nascosti dalla ‘mashrabia’, una sorta di parete, di solito in legno intagliato, che permette la visione dall’interno verso l’esterno ma non il contrario; di solito queste pareti caratterizzano l’architettura dei Paesi musulmani.
La bellezza di quelle luci è ancora una volta surreale, quasi mi tiene imprigionata e faccio fatica a ritornare nel caos della città..
Una volta fuori, passeggiamo ancora per le stradine del centro storico ammirando negozi che propongono i cibi più svariati o ancora tappeti di ogni genere e lampade dai mille colori.
Senza considerare la direzione presa arriviamo al Gran Bazar, una stretta ma lunghissima strada pedonale piena di negozi e botteghe di ogni genere. Data la mole di sorveglianza, non sembra un’aria tanto sicura così, dopo un po’, decidiamo di rientrare in albergo dove il lavoro ci attende. La nostra decisione viene accompagnata dal suono dell’Adhan che sembra darci l’arrivederci e che ci coglie ancora di sorpresa ma questa volta è molto più forte e intenso, copre ogni suono, ogni parola…
Siamo quasi pronti per la serata, uno spettacolo meraviglioso ci attende, una scenografia mozzafiato, suoni delicati, colori caldi, profumi intensi che si mescolano in un’atmosfera da mille e una notte.
La serata va molto bene e alla fine anche in questo paradiso ci meritiamo un po’ di riposo…
Arriva, così, l’ultimo giorno di quest’avventura. Il volo è previsto nel primo pomeriggio quindi ci affrettiamo a sistemare le ultime cose prima della partenza e ne approfitto per ‘respirare’ per alcuni momenti da sola questa splendida città.
Il ritorno a Parigi è stato un ritorno alla realtà, una realtà sicuramente arricchita da questo viaggio intenso, magico, di scoperta e sorpresa, un viaggio che rimarrà come un altro pezzettino di vita vissuta!

Walking to Hagia Sophia

Sultanahmet Mosque (better known as the "Blue Mosque")  


 Mashrabia







 At Gran Bazar
 Bosforo Bridge

Istanbul corner 

 Paris-Byzance Event




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